Luigi Ontani concepisce l’arte come un gioco di memoria con e nella storia, fortemente ancorato alle sue radici italiane. A tale scopo utilizza la propria immagine con ironia e narcisismo, travestendosi, mascherandosi, rivivendo e facendo rivivere personaggi del folklore, delle favole, della mitologia, della storia e dell’arte, passando dai tableaux vivants alle performance, alla fotografia. In Polittico dell’Olimpo, Ontani ha reinterpretato e personificato le divinità della mitologia greca, a loro volta tradizionalmente rappresentate antropomorficamente nei templi a loro dedicati.