Nel 1979, mentre ancora studiava fotografia con Bernd Becher a Düsseldorf, Candida Höfer ha iniziato a scattare immagini di interni di spazi pubblici – musei, biblioteche, archivi, teatri, uffici, banche, sale d’attesa, stazioni della metropolitana – servendosi esclusivamente della luce naturale. La capacità di Höfer di riprodurre la particolarità della luce di un luogo trasforma la sua fotografia da mera documentazione a vero ritratto: personifica il luogo, fa leggere ed interpretare le superfici come un’epidermide, come un essere vivo e pulsante, quasi palpabile, quasi svuotato, per un attimo, di ogni presenza umana.